La mia Trasversale Sicula, 4a tappa

10.06.2020

Quarta tappa, da Contessa Entellina a Corleone.
La parola "pellegrino" deriva dal latino "peregre" che vuol dire "fuori cittá", che a sua volta é composta da "per" - attraverso- e "ager"- campo-, in altre parole un pellegrino é semplicemente un individuo che va per i campi! Ed in questo senso la tappa di oggi é una vera peregrinazione. Si attraversano innumerevoli campi di grano con le spighe dorate pronte per essere mietute o ci si inerpica per colline dove il frumento, che é giá stato raccolto, lascia posto a tutta una serie di grossi rotoli di paglia che attendono di essere trasportati nelle stalle. Visti da lontano sembrano delle biglie lanciate dai bambini e considerando la forte pendenza di alcune colline ci si stupisce che non rotolino tutte giú a valle. Oggi si calpesta l'asfalto davvero in rare occasioni. Il cammino coincide, infatti, con le regie trazzere che derivano a loro volta dalle vecchie vie di transumanza. Questo fa si che piuttosto che seguire le curve di livello (come fanno le moderne strade carrabili), il percorso si tuffi giú in picchiata verso valle fino a guadare i torrenti che si formano tra una montagna e l'altra per poi risalire quasi in verticale recuperando il dislivello ceduto.
Questo ha comportato un paio di conseguenze che provo a raccontarvi. 
La prima riguarda il fatto che in questo saliscendi continuo si incontrano spesso ruscelli (come detto) che creano al loro intorno delle aree verdi talmente lussureggianti e fresche che ti pare quasi di essere in Galizia. E per un nostalgico frequentatore dei sentieri spagnoli come me, non puó che scattare la lacrimuccia! Che emozioni trovarsi davanti ad un corso d'acqua da dover attraversare e chiedersi con finto rammarico "...allora...li tolgo o no gli scarponi?". In realtá non vedi l'ora di trovarti in queste situazioni d'avventura, controllata e non pericolosa, ma pur sempre un'avventura. (fig 1 e 2)
Un secondo aspetto, meno edificante questo, é stato il fatto di scoprire con un certa preoccupazione alcune piccole zecche che precipitavano giú dai miei scarponi quando mi fermavo per far riposare un po' i piedi. Alcune simpatiche bestiole erano vive ed altre stecchite, presumo dal movimento dei piedi nella scarpa (o dalla puzza, chissá). Probabilmente le regie trazzere sono tuttora delle vie di transumanza di animali portati al pascolo ed in giugno, con con il calore, le uova dei parassati lasciati sull'erba dagli animali schiudono per la felicitá del pellegrino. Questo ha peró contribuito a cambiare l'esito della mia giornata. Infatti in questo preciso momento, mentre vi scrivo, mi trovo anzicché in tenda, come avevo programmato, in un comodo e pulito bed&breakfast. Questo mi ha permesso di fare una doccia con un lavaggio particolarmente minuzioso ed un controllo accurato del corpo (per cui cara mamma, se leggi queste righe, non entrare in ansia...la bonifica é avvenuta!)
Ma vorrei chiudere questa pagina della mia Trasversale Sicula spendendo due parole per la cittadina di Corleone. Tutti noi la conosciamo per i noti fatti di mafia, ma Corleone é anche la cittá delle 100 chiese e soprattutto di uno spettacolo della natura che nessun altro posto al mondo puó vantare: le cascate delle due Rocche! Provo a mostrarvele con un paio delle mie proverbiali foto brutte, ma credetemi camminare in cittá e dopo un paio di curve ritrovarsele di fronte, ti lascia a bocca aperta! (fig 4 e 5)
Alla prossima.
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3. Le Cascate delle 2 Rocche
3. Le Cascate delle 2 Rocche
4. Le. Cascate delle 2 Rocche
4. Le. Cascate delle 2 Rocche